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Collezione dipinti antichi di BPER

Collezione dipinti antichi di BPER

A partire dagli anni '50, come atto concreto di valorizzazione e tutela del patrimonio artistico locale, BPER (allora banca Popolare di Modena), ha avviato l'acquisto di dipinti antichi prevalentemente di scuola emiliana.
La raccolta ripercorre lo sviluppo della pittura emiliana tra XIV e XVIII secolo, con oltre centotrenta opere conservate per lo più presso la Sede BPER di via San Carlo a Modena. Il dipinto forse simbolo della collezione è "Sant'Elena fra quattro santi", attribuito al Correggio. Fra le opere assume però particolare importanza la scuola bolognese, a partire dalle piccole tavole trecentesche di Simone dei Crocefissi, fino ai capolavori del Sei Settecento, dove trovano poetica espressione le suggestioni più auliche e raffinate del classicismo di matrice reniana, le propensioni più vere del naturalismo seicentesco e l'intensa esibizione del melodramma barocco. Accanto ai nomi di grandi protagonisti come Annibale e Ludovico Carracci, Guido Reni e il Guercino, figurano altri artisti di grande importanza come Bodoni, Tiarini, Cavedoni, Desubleo, Pasinelli, Dal Sole, Dilani e Monti, solo per citarne alcuni. Oltre all'area bolognese sono rappresentate anche altre zone artistiche della regione. La scuola modenese, ad esempio, offre veri e propri capolavori, come la bellissima ancoretta con "L'adorazione del Bambino" di Cristoforo da Lendinara, il più grande maestro di tarsia in Emilia. Sullo stesso filo ideale si pone la piccola tavola con "San Girolamo" di Francesco Bianchi Ferrari. Di straordinaria importanza anche la tela con "San Sebastiano curato dalle pie donne", eseguito nel 1643 per il Palazzo Ducale di Sassuolo da Ludovico Lana, pittore ferrarese a lungo attivo alla corte Estense. La realtà ferrarese è rappresentata da nomi di grande prestigio come Ortolano e Girolamo da Carpi, Reggio Emilia da Luca Ferrari e Paolo Emilio Besenzi. Parma da Sisto Badalucchi e Giovanni Lanfranco (uno dei promotori in Italia del gusto barocco). In area romagnola si collocano infine una grande pala d'altare firmata da Innocenzo da Imola e datata 1534, una "Sant'Agata" di Guido Cagnacci di sorprendente sensualità ed un interessante nucleo di nature morte del XVIII secolo.

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